Page 126 - Imparare a vivere la strada
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124A questo punto si chiede ad uno o più allievi di provare a mettersi nella posizione accucciata di partenza per una corsa, e di descrivere le proprie azioni immediatamente prima di partire, in particolare con la gamba più arretrata: emerge la consapevolezza di una spinta opposta del terreno sotto di sé.Nel momento successivo si passa all’osservazione sistematica in situazione: i ra- gazzi di seconda media, a differenza dei bambini della primaria, stanno imparando ad osservare con sistematicità e partendo dall’osservazione vanno alla ricerca di una spiegazione per ciò che hanno colto. Un materasso da palestra viene sistemato sul pavimento e viene chiesto ad un ragazzo di provare a spingerlo un po’. Seguiamo il nostro gruppo in questo percorso di conquista cognitiva.Osserviamo che il ragazzo spinge, ma non ottiene un immediato movimento del materasso. Rifletto che oltre alla sua spinta c’è una seconda forza che può essere prodotta sul materasso dall’unico altro “oggetto” che lo tocca, ovvero il pavimento. Non mi è difficile ora capire la spiegazione che questa forza è l’attrito, che deriva dall’interazione tra le due superfici, del materasso e del pavimento. La spiegazione del mancato movimento potrebbe essere che il terreno agisce sul materasso con la stessa intensità con cui agisce chi lo spinge (come nel tiro alla fune).Ma continuiamo ad osservare: se il ragazzo aumenta gradualmente la spinta alla fine riesce a far muovere il materasso. Suppongo ora che la forza esercitata dal ragazzo adesso è superiore a quella esercitata dal terreno.Volendo mantenere il movimento del materasso ci accorgiamo che non è necessario che il ragazzo continui a far crescere la forza, basta che continui a spingere grossomo- do come prima. Qui i ragazzi effettuano il recupero in situazione di una conoscenza acquisita teoricamente ed affermano che l’attrito dinamico è minore di quello statico.I ragazzi ci provano gusto nel modificare la situazione, nel prevedere e nell’osservare che cosa succede, nel cercare di trovare una spiegazione plausibile. Provo a disporre il materasso in verticale e mi accorgo che la forza di spinta è uguale, la situazione cambia invece se pongo un materasso sopra l’altro. Ne deduco che uno dei fattori che influiscono sull’attrito non è l’area della superficie di contatto del materasso col pavimento, ma il peso del materasso che preme sul pavimento.Per facilitare lo spostamento colloco due materassi su un carrello e mi basta spinge- re molto meno di prima; è facile accreditare la spiegazione che l’attrito di rotolamento (volvente) è inferiore a quello di strisciamento.Tutto questo percorso è stato propedeutico per parlare ora dei veicoli con le ruote che fanno parte del quotidiano degli allievi e che quindi richiamano facilmente espe- rienze vissute. Risulta molto semplice iniziare dalla constatazione che è difficile partire con la bicicletta o con la moto quando il terreno è sdrucciolevole per parlare della


































































































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